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Barbara Zolettovoce, tanpura
Roberta Righettiviolino, dilruba, esraj, voce
Valerio Brunisantur, bansuri, aulos, singing bells, voce
Giorgio Cutinipakhawaj, tombak, frame drum, singing bells, voce
Valentina Persivoce recitante, letture, cori
Giulia Macalipresentazione, curatrice, cori

Anam Ensemble

"Anam Ensemble" nasce nel 2020 da un'idea di Barbara Zoletto, Roberta Righetti, Valerio Bruni e Giorgio Cutini, musicisti accomunati dalla passione per le sonorità orientali.

Il termine "Anam", a cui si ispirano, significa "il senza nome", é ciò che Tiziano Terzani incarnerà alla fine della sua vita, lasciando alle spalle il giornalismo, trasformato interiormente dalla sua lunga e profonda ricerca in Oriente. 

“Māyā: oltre il velo dell’Illusione”
 è il loro primo progetto. Un percorso di ricerca che si è evoluto in un suggestivo peregrinaggio tra musica e poesia, cantato e recitato in vari idiomi: sanscrito, hindῑ, tibetano, türkçe, ebraico, greco, latino ed italiano.

Gli artisti, esplorando e contaminando diverse sonorità e modalità espressive delle tradizioni orientali e occidentali, offrono agli spettatori la possibilità di fare un viaggio sensoriale e introspettivo volto allo sviluppo di una maggiore auto-consapevolezza e sensibilità, stimolando un primo sguardo “oltre il velo”. 

Il velo di Māyā, l’Illusione Cosmica, così nominato per la prima volta da Arthur Schopenhauer abbraccia vari significati e simbolismi: è rappresentato come la Sacra Danza di Shiva nell’induismo e come il dio tentatore Mara nel buddhismo, esso simboleggia la proiezione mentale e sensoriale nella quale l’uomo è immerso, nella quale esso è spinto ad identificarsi a causa della sua stessa ignoranza (avidyā).

Nella tradizione giudaico-cristiana viene visto come l’illusione della vanità (Havèl, nel libro della Bibbia ”Qohélet”), che impedisce agli uomini di ricercare la vera identità spirituale in una connessione con il divino, così come nel Sufismo indica l’incapacità di riconoscere i “segni” superiori e distinguerli dalle menzogne “dei veli”, che impediscono il vero sentiero verso Dio.

E’ proprio da queste illusioni che all’uomo è richiesto di risvegliarsi, trascendendo l’identificazione psichica con il “manifestato”, per poter vedere la vera natura dei fenomeni e realizzare dunque la liberazione (mokṣa), dal ciclo delle rinascite (saṃsāra).

La musica rappresenta da sempre una via parallela a quelle salvifiche delle varie dottrine, diventando un sentiero sacro (mārga) che trascende la bellezza estetica fine a sé stessa del suono musicale. Il musicista quindi è come un “sacerdote” che, attraverso il suono fisico (ahata nāda) prodotto dalla propria voce e dagli strumenti, ha la facoltà di condurre lo spettatore in un particolare stato di trascendenza, ovvero infine, nella “dimensione non acustica del suono stesso, o suono non manifesto” (an-ahata nāda), il Silenzio.


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