

"Evidentemente, perché disinteressata, l'arte deve esser priva di ogni contenuto usuale: in quanto esprime tutto, essa non deve significare nulla..."
Così, l'artista e filosofo Julius Evola (1898-1974) riassume nella sua posizione teorica in "Arte Astratta", il suo libro d'esordio del 1920, il concetto vivo e pulsante della sua arte d'avanguardia che si è espressa in poesia e pittura - tra il 1915 e il 1921 circa - come un'esperienza trasformativa assoluta, tra futurismo e dadaismo.
L'Arte Astratta, non è solo una forma estetica, ma un mezzo di trascendenza interiore e nichilismo attivo. Per Evola, l'arte deve superare la forma figurativa e l'umano per raggiungere una "pura espressione" assoluta, priva di contenuti descrittivi, agendo come preludio alla magia e al superamento dell'io.
L'Arcaico Raggio, a distanza di un secolo da quella pubblicazione, omaggia quella folgore di luce astratta e vaporosa, interpretando i dieci poemi di Julius Evola e fondendo la parola poetica a una dimensione musicale idealmente ispirata alle note dell'epoca - di Schönberg, Satie, Stravinsky e di Evola stesso.

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